Area terapeutica in Hospice

I laboratori artistici terapeutici vengono guidati dalle Prof.sse Laura Tonani e Cristina Farina dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.
In un contesto così delicato, la mediazione artistica permette di esprimere e incanalare le emozioni, simbolizzarle e trasformarle in un’opera, che diventa testimonianza del processo avvenuto: un processo trasformativo e quindi terapeutico.


PROGETTO 2015-2016
“La cura di Sé, dell’Altro e del Luogo”

Con questo progetto si è voluta “vestire” la struttura interna dell’Hospice, appena inaugurata, con le emozioni delle persone che abitavano i suoi spazi.

Le artiste terapiste hanno scelto con cura ogni dettaglio: così i materiali proposti (carte sottilissime e fili di diverso spessore), i gesti richiesti (l’intreccio, il taglio), i colori scelti da ciascun partecipante (tinte tenui e vivaci all’inizio, finché una giovanissima non ha spezzato il tabù del nero) hanno acquisito un valore simbolico, sono diventati portatori di significati intimi, veicolo per esprimere emozioni forti e sentimenti profondi, per lasciare traccia di sé.

Ciascun lavoro è diventato parte di un’opera condivisa, un’opera che è stata concepita e realizzata nel cuore dell’Hospice e che poi è diventata parte permanente del suo spazio architettonico.

Questo progetto è articolato in tre tipologie di attività, a seconda dell’utenza per cui sono state studiate: ospiti, famigliari e operatori.

  1. Il filo del racconto

    Questa attività è stata proposta agli ospiti allettati e quindi impossibilitati a raggiungere il laboratorio predisposto negli spazi comuni. Si è trattato di realizzare piccole tessiture policrome modulari. Tutti i lavori individuali sono poi andati a costruire un grande arazzo, simbolo della rete relazionale ed emozionale costruita in Hospice.
     
  2. Impasti e tessiture materiche

    Questo laboratorio è stato studiato per gli operatori dell’Hospice con l’obiettivo di rafforzare, attraverso la condivisione dell’opera artistica, il clima collaborativo tra i partecipanti e la coesione del gruppo di fronte agli imprevisti.
    Gli operatori hanno realizzato formelle con diversi impasti materici e texture originali, poi installate su parete in un’opera condivisa.
     
  3. L’attesa

    Ai parenti e agli accompagnatori si è voluta offrire la possibilità di alleggerire gli effetti stressogeni dell’attesa, che in questo contesto può diventare logorante. Quando il lavoro artistico inizia ad assorbire il partecipante, la sensazione del tempo dilatato e difficile da sopportare cede il passo a una sorta di nullificazione del tempo, ed è allora possibile allentare la tensione.
    Il laboratorio è consistito nella creazione di piccole formelle colorate, ciascuna delle quali è diventata il tassello di una splendida opera corale.

PROGETTO 2017
“Le emozioni a colori. La dimensione emotiva nella relazione d’aiuto”

Le emozioni rappresentano un aspetto fondamentale della nostra vita. Quanto più si è a contatto con le nostre emozioni, tanto più si è abili nel cogliere i sentimenti altrui. L’essere consapevoli delle nostre emozioni consente di incanalarne l’energia, a volte direzionata in senso distruttivo, per trovare una nuova via espressiva, creativa. Nell’espressione artistica ogni emozione ha un suo colore, una tonalità e un timbro; tutto ciò evoca uno stato dell’essere aperto all’esperienza del mondo.

Spesso nella relazione d’aiuto si tende ad anestetizzare le emozioni, fino ad una sorta di congelamento che ci allontana pericolosamente dall’altro.
La dimensione empatica ci indica invece un’altra via, quella che ci consente la costruzione armonica di una relazione, base fondamentale su cui instaurare un rapporto di fiducia nei processi di cura.

Le emozioni circolano quasi “clandestinamente” nelle équipe terapeutiche: sono spesso nascoste, rimosse, negate. Tutto ciò non favorisce lo scambio fra il gruppo e blocca la capacità di coesione in momenti di difficoltà. Un gruppo maturo è in grado di riconoscere le emozioni del singolo, condividerle e farne tesoro affinché esse possano diventare uno strumento di crescita e di analisi per tutti.

La Terapeutica Artistica offre la possibilità di intraprendere un percorso educativo, trasformativo e vivificante attraverso l’opera condivisa, creazione corale nella quale il gruppo esprime armonicamente il fluire delle emozioni trasformate in energia creativa,

Questo laboratorio è stato studiato per gli operatori, educatori, psicologi, assistenti sociali e medici dell’équipe impegnata in Hospice.

Tra i principali obiettivi del progetto:

  • prevenire la Sindrome del Burnout;
  • migliorare l’equilibrio psicofisico dell’operatore;
  • rendere il soggetto consapevole dei propri stati emozionali e capace di gestirli e indirizzarli in modo costruttivo;
  • elaborare le emozioni legate a situazioni negative e frustranti attraverso l’espressione artistica;
  • condividere le emozioni con l’altro, favorendo l’aspetto relazionale e il lavoro di équipe.

A conclusione dei laboratori di gruppo, ogni partecipante ha realizzato un proprio diario emozionale, un libro d’artista nel quale raccogliere ed elaborare anche individualmente le proprie esperienze.


PROGETTO 2018
“La porta fiorita”

Dopo l’installazione all’interno dell’Hospice delle opere realizzate nei due precedenti laboratori, questo nuovo progetto di arte terapeutica è stato studiato per valorizzare l’esterno della struttura.

In particolare, per incorniciare le aperture, cioè la porta e le finestre. Spazi non casuali, soprattutto nel contesto di un Hospice in cui la soglia ha un profondo valore simbolico. Dunque, spazi di passaggio, ma anche di incontro e di unione tra esterno ed interno, parte di un insieme che si è voluto rendere armonico e accogliente.

Per creare le cornici è stata scelta la tecnica del Mosaico Trencadís, costituito da ceramica frammentata e ricomposta come nelle opere del grande artista catalano Antoni Gaudí.

Anche in questo caso, come sempre nei percorsi di arte terapeutica, nulla è stato casuale: la tecnica del mosaico ha una forte valenza simbolica, perché particolarmente durevole, come dimostrano gli antichissimi mosaici di Pompei o di Ravenna giunti fino a noi. Così pure le piastrelle utilizzate, in gran parte di recupero, sono portatrici di un profondo significato: il singolo frammento, anche lo scarto, in arte diventa prezioso. E se la singola tessera sembra insignificante da sola, nella composizione del mosaico diventa indispensabile.

Ad ogni frammento di quest’opera corrisponde un piccolo racconto di sé da parte di chi ha partecipato al laboratorio, soprattutto gli Ospiti ed i loro familiari, che hanno condiviso con gli altri le proprie storie e le proprie emozioni.  

Il risultato è una composizione ondulata, sinuosa, vitale e “germogliante” come la vegetazione liberamente riprodotta, una sorta di accogliente abbraccio colorato.

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